Le ASD e il terzo settore.Un punto sui vantaggi fiscali

Lo scorso 7 luglio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di Decreto Legislativo correttivo delle norme in tema di lavoro sportivo, con l’intento di introdurre misure di semplificazione e di contenimento degli oneri per le associazioni e società dilettantistiche derivanti dalla riforma del 2021.

Tra le novità più significative vi è l’introducenda possibilità per gli Enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore di aderire al Registro delle Attività Sportivo-Dilettantistiche.

L’indicata prospettiva ripropone l’annosa questione circa la “convenienza” per un’Associazione Sportiva Dilettantistica di iscrizione nel prefato Registro.

La vexata quaestio inerisce alla comparazione dei regimi di favore portati dall’art. 148 TUIR e dal “gemello” art. 85 del Testo Unico Enti del Terzo Settore.

La sostanziale similarità delle norme, che tuttavia esplica i suoi pieni effetti solo nel caso di associazioni di promozione sociale, non consente però una compiuta comparazione, se si considera che le norme di matrice fiscale per gli enti del terzo settore presuppongono una regolamentazione di prassi ad opera dell’Agenzia delle Entrate, ad oggi non compiutamente realizzata.

Altro elemento di confronto riguarda l’agevolazione contenuta nell’art. 69 TUIR che, prevedendo la detassazione fino a 10.000 euro dei compensi percepiti dai lavoratori sportivi, introduce problematiche interpretative di non poco respiro circa la sua permanente applicabilità anche per gli enti del terzo settore.

In ogni caso, vale la pena analizzare anche lo schema di tassazione forfettaria dei ricavi derivanti da attività commerciale, contemplato dalla storica Legge 398/91 e che sembra non applicabile ai soggetti che decidono di registrarsi al RUNTS, sebbene in loro soccorso accorra la previsione dell’art. 86 del Testo Unico del terzo settore, con una disciplina pressoché identica nelle modalità di sviluppo ma con la previsione di scaglioni che rappresentano il vero nodo cruciale della indicata scelta di aderire o meno al Registro.

Portando un esempio pratico, che ha quale elemento di valutazione la mera risultanza algebrica senza considerare la complessità degli adempimenti richiesti per aderire al terzo settore, è possibile sostenere una specifica convenienza  per l’ASD ad aderire al terzo settore solo nel caso in cui i propri ricavi superino i 400.000 euro, soglia oltrepassata la quale decadono le agevolazioni della Legge 398/91, restando invece applicabili quelle di cui al citato art. 86 del Testo Unico.

Invero, e concludendo, l’art. 70 del Testo Unico degli Enti del Terzo Settore introduce la possibilità per i soli aderenti al Registro di accedere ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo.

Proprio a tale ingiustificabile disparità di trattamento tende a porre rimedio l’introducenda riforma indicata in premessa, consentendo, in linea generale, l’accesso al Registro Nazionale delle Attività Sportive a tutti i soggetti che, a questo punto prescindendo dalla scelta sistemica sopra tratteggiata, operano nel settore, in tal modo ampliando, senza ingiustificate discriminazioni, l’accesso ai contributi pubblici riservati alla materia sportiva.

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