Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 28709 depositata il 16 dicembre 2020 hanno definitivamente chiarito che il socio di una società di persone illimitatamente responsabile per i debiti di natura fiscale della società può opporre il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale anche nel giudizio avente per oggetto l’impugnazione della cartella a lui notificata. Le Sezioni Unite si sono espresse nel senso dell’ammissibilità dell’eccezione, considerando che la cartella di pagamento è un atto prodromico a un procedimento esecutivo avente per oggetto un credito tributario e, come tale, rientrante nella giurisdizione tributaria ex art. 19 d.lgs. n. 546/92.

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Nell’ambito della predisposizione di un piano di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti l’imprenditore in stato di crisi può presentare all’Amministrazione finanziaria una proposta di transazione fiscale per il pagamento, in misura parziale o in forma dilazionata, dei tributi. Ciò comporta che all’esito del necessario procedimento istruttorio, esaminata la proposta e tutta la relativa documentazione depositata dall’imprenditore, e ricevuto il parere positivo della Direzione regionale, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente dovrebbe esprimere il proprio consenso o diniego alla proposta di transazione fiscale attraverso la sottoscrizione di un apposito atto negoziale: la transazione fiscale costituisce, infatti, una fase endoconcorsuale che si chiude con l’adesione o il diniego alla proposta di concordato preventivo mediante espressione di voto da parte dei creditori fra cui l’Amministrazione finanziaria.

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La Corte di cassazione con la sentenza n. 24289/2020 si è pronunciata sull’ambito di applicazione dell’art. 6, comma 6, del d.lgs. n. 471/97, come modificato dall’art. 1, comma 935, della Legge n. 205/2017 e sul diritto alla detrazione dell’Iva indebitamente applicata, nel caso di specie, ad un’operazione non imponibile.

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La rivoluzione copernicana introdotta dall’art. 25 quinquiesdecies del d.Lgs. 231/01 inizia a far comprendere la portata innovativa della scelta normativa compiuta attraverso la legge 15 dicembre 2019, n. 157, che, come noto, ha ufficialmente annoverato gli illeciti fiscali tra quelli ai quali consegue una responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del d.Lgs. 231/2001, prevista dall’art. 25-quinquiesdecies del Decreto.

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di Luigi Ferrajoli

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la ordinanza n 8504 depositata in data 25.03.2021 sono intervenute sul tema del riparto della giurisdizione fra giudice ordinario/fallimentare e giudice speciale/tributario, chiarendo che rientra nella giurisdizione ordinaria del Giudice fallimentare la cognizione dell’impugnazione del rigetto da parte dell’Agenzia delle Entrate della proposta di transazione fiscale formulata dal contribuente nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis della legge fallimentare.

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Le attività commerciali continuano, con rare eccezioni, a restare chiuse per effetto dei provvedimenti restrittivi legati al contenimento dell’emergenza sanitaria e, per tanti operatori economici, gli oltre 15 mesi di lockdown iniziano a rappresentare un lasso temporale di stop non più sostenibile.

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In base alla disciplina vigente, caratterizzata dalle disposizioni dell’art. 6 del Testo Unico Accise e dal  Regolamento (CE) n. 684/2009 della Commissione del 24 luglio 2009, la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa, in regime sospensivo, inizia, per i prodotti provenienti da un deposito fiscale verso un altro deposito fiscale, verso un destinatario registrato, verso un luogo dal quale i prodotti lasciano il territorio comunitario, nel momento in cui essi lasciano il deposito fiscale di spedizione.

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La Tariffa Integrata Comunitaria e con i successivi interventi legislativi di modifica e adattamento imposti dall’andamento dei mercati internazionali e da specifiche esigenze palesate dagli Stati Membri è, oggi più che mai, il faro per una omogenea applicazione delle norme comunitarie.

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In questo periodo di pandemia economica e con l’approvazione del bilancio 2020 alle porte, non è raro trovare imprese che si trovino a far fronte ad ipotesi di perdite superiori a un terzo del capitale e al di sotto del limite legale minimo, con la conseguente automatica venuta in rilievo delle disposizioni dell’art. 2482-ter cod. civ., il quale al comma 1 stabilisce che “se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito […], gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo” e al comma 2 che “è fatta salva la possibilità di deliberare la trasformazione della società”.

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La disciplina di tutela delle produzioni agroalimentari nell’Unione ha come riferimento il Regolamento UE n.1308/2013 del Consiglio e del Parlamento Europeo e il Regolamento UE 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Con specifico riferimento alla tutela dei marchi collettivi, il paradigma legislativo è invece costituito dal Regolamento n. 207/2009.

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