La tematica inerente al perimetro di legittimità di una pianificazione fiscale aggressiva ad opera di un operatore economico comunitario impatta, da sempre, con la più generale valutazione delle politiche fiscali degli Stati membri e dell’esistenza di sistemi che possano, anche solo astrattamente, legittimare policies della specie.

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Avv. Luigi Ferrajoli 15 Luglio 2021

Il d.Lgs. 75/2020, di recepimento della Direttiva PIF, funzionale alla lotta contro le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’UE, ha inserito i reati di contrabbando doganale nel catalogo degli illeciti presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del d.Lgs. 231/2001.

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Nelle Linee Guida per la costruzione dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del d.Lgs. n. 231/01, emanate da Confindustria alla fine dello scorso mese di giugno, sono state tracciate, a distanza di quasi un decennio dalle ultime indicazioni di prassi, tutte le più importanti novità in materia, ancorate alle principali riforme normative intervenute negli ultimi anni.

Tra le disposizioni caratterizzate da maggiore portata innovativa spicca sicuramente quella imposta dall’introduzione dei reati fiscali tra gli illeciti presupposto.

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Avv. Luigi Ferrajoli 23 Giugno 2021

L’entrata in vigore del Codice, originariamente prevista a decorrere dal 15 agosto 2020 e applicabile con riferimento ai procedimenti avviati successivamente a quella data, a seguito della grave crisi epidemiologica da COVID-19, è stata rinviata al 1° settembre 2021.

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La lettera dell’art. 2556, co. 2, stabilisce le formalità attraverso cui, per le imprese soggette a registrazione, deve avvenire il trasferimento della proprietà o del diritto di godimento di un’azienda.

Il particolare, regime di pubblicità previsto dal Legislatore, secondo cui detti atti di trasferimento devono essere redatti per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, attribuisce speciale rilievo alla traslazione delle licenze delle autorizzazioni funzionali allo sfruttamento economico del diritto traslato.

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Il rapporto intercorrente tra il sequestro di partecipazioni societarie ed il sequestro d’azienda rappresenta, a tutt’oggi, una delle questioni più spinose in materia di diritto penale dell’impresa.

Va premesso, anche in ragione dell’orientamento palesato dalla giurisprudenza di legittimità, che il sequestro di partecipazioni societarie non ha come automatica conseguenza quello dell’azienda, circostanza che ricorre solo nei casi che rientrano nel perimetro di operatività dell’art. 41 d.Lgs. n. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione).

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Avv. Luigi Ferrajoli 5 Giugno 2021

Le vicende societarie possono essere spesso esposte a fenomeni di riciclaggio, specie nelle occasioni, seppur normativamente concesse, di accesso a risorse finanziarie dei propri soci.

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Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 28709 depositata il 16 dicembre 2020 hanno definitivamente chiarito che il socio di una società di persone illimitatamente responsabile per i debiti di natura fiscale della società può opporre il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale anche nel giudizio avente per oggetto l’impugnazione della cartella a lui notificata. Le Sezioni Unite si sono espresse nel senso dell’ammissibilità dell’eccezione, considerando che la cartella di pagamento è un atto prodromico a un procedimento esecutivo avente per oggetto un credito tributario e, come tale, rientrante nella giurisdizione tributaria ex art. 19 d.lgs. n. 546/92.

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Nell’ambito della predisposizione di un piano di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti l’imprenditore in stato di crisi può presentare all’Amministrazione finanziaria una proposta di transazione fiscale per il pagamento, in misura parziale o in forma dilazionata, dei tributi. Ciò comporta che all’esito del necessario procedimento istruttorio, esaminata la proposta e tutta la relativa documentazione depositata dall’imprenditore, e ricevuto il parere positivo della Direzione regionale, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente dovrebbe esprimere il proprio consenso o diniego alla proposta di transazione fiscale attraverso la sottoscrizione di un apposito atto negoziale: la transazione fiscale costituisce, infatti, una fase endoconcorsuale che si chiude con l’adesione o il diniego alla proposta di concordato preventivo mediante espressione di voto da parte dei creditori fra cui l’Amministrazione finanziaria.

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La Corte di cassazione con la sentenza n. 24289/2020 si è pronunciata sull’ambito di applicazione dell’art. 6, comma 6, del d.lgs. n. 471/97, come modificato dall’art. 1, comma 935, della Legge n. 205/2017 e sul diritto alla detrazione dell’Iva indebitamente applicata, nel caso di specie, ad un’operazione non imponibile.

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