La Corte di cassazione con la sentenza n. 24289/2020 si è pronunciata sull’ambito di applicazione dell’art. 6, comma 6, del d.lgs. n. 471/97, come modificato dall’art. 1, comma 935, della Legge n. 205/2017 e sul diritto alla detrazione dell’Iva indebitamente applicata, nel caso di specie, ad un’operazione non imponibile.

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La rivoluzione copernicana introdotta dall’art. 25 quinquiesdecies del d.Lgs. 231/01 inizia a far comprendere la portata innovativa della scelta normativa compiuta attraverso la legge 15 dicembre 2019, n. 157, che, come noto, ha ufficialmente annoverato gli illeciti fiscali tra quelli ai quali consegue una responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del d.Lgs. 231/2001, prevista dall’art. 25-quinquiesdecies del Decreto.

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di Luigi Ferrajoli

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la ordinanza n 8504 depositata in data 25.03.2021 sono intervenute sul tema del riparto della giurisdizione fra giudice ordinario/fallimentare e giudice speciale/tributario, chiarendo che rientra nella giurisdizione ordinaria del Giudice fallimentare la cognizione dell’impugnazione del rigetto da parte dell’Agenzia delle Entrate della proposta di transazione fiscale formulata dal contribuente nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis della legge fallimentare.

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Le attività commerciali continuano, con rare eccezioni, a restare chiuse per effetto dei provvedimenti restrittivi legati al contenimento dell’emergenza sanitaria e, per tanti operatori economici, gli oltre 15 mesi di lockdown iniziano a rappresentare un lasso temporale di stop non più sostenibile.

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In base alla disciplina vigente, caratterizzata dalle disposizioni dell’art. 6 del Testo Unico Accise e dal  Regolamento (CE) n. 684/2009 della Commissione del 24 luglio 2009, la circolazione di prodotti sottoposti ad accisa, in regime sospensivo, inizia, per i prodotti provenienti da un deposito fiscale verso un altro deposito fiscale, verso un destinatario registrato, verso un luogo dal quale i prodotti lasciano il territorio comunitario, nel momento in cui essi lasciano il deposito fiscale di spedizione.

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La Tariffa Integrata Comunitaria e con i successivi interventi legislativi di modifica e adattamento imposti dall’andamento dei mercati internazionali e da specifiche esigenze palesate dagli Stati Membri è, oggi più che mai, il faro per una omogenea applicazione delle norme comunitarie.

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In questo periodo di pandemia economica e con l’approvazione del bilancio 2020 alle porte, non è raro trovare imprese che si trovino a far fronte ad ipotesi di perdite superiori a un terzo del capitale e al di sotto del limite legale minimo, con la conseguente automatica venuta in rilievo delle disposizioni dell’art. 2482-ter cod. civ., il quale al comma 1 stabilisce che “se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito […], gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo” e al comma 2 che “è fatta salva la possibilità di deliberare la trasformazione della società”.

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La disciplina di tutela delle produzioni agroalimentari nell’Unione ha come riferimento il Regolamento UE n.1308/2013 del Consiglio e del Parlamento Europeo e il Regolamento UE 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Con specifico riferimento alla tutela dei marchi collettivi, il paradigma legislativo è invece costituito dal Regolamento n. 207/2009.

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L’individuazione del titolare effettivo per i trust e gli istituti giuridici affini torna a far parlare di sé, proprio adesso che sembravano in parte sopite le contrastanti interpretazioni delle novità introdotte dalla Riforma del 2017.

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L’articolo 39 del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modificazioni dalla legge 15 dicembre 2019, n. 157, oltre a prevedere un inasprimento delle pene per una serie di reati tributari e introdurre l’ipotesi di confisca allargata nei casi di contestazione in disamina, ha ufficialmente annoverato gli illeciti fiscali tra quelli ai quali consegue una responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche, ai sensi del d.Lgs. 231/2001, prevista dall’art. 25-quinquiesdecies del medesimo Decreto.

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